Si
devono distinguere le terapie di supporto (ad esempio le trasfusioni)
dalle terapie vere e proprie. Le terapie propriamente dette
si distinguono in citoriduttive e organo-riduttive, cioè
volte a limitare la proliferazione del midollo e delle cellule
midollari all'interno della milza e del fegato, e terapie delle
citopenie.
Terapie delle citopenie
Per migliorare il grado di anemia dei pazienti con mielofibrosi
e quindi il grado di trasfusioni sono a disposizione alcuni
farmaci come gli ormoni androgeni, il cortisone e il dididroclecalciferolo,
ma anche immunosoppressori come la ciclosporina e fattori di
crescita come l'eritropoietina. Circa il 50% dei pazienti ottiene
una risposta in termini di miglioramento del grado di anemia
con i farmaci suddetti.
Il cortisone è indicato quando i globuli rossi sono bassi
perché c'è un'aumentata distruzione dovuta agli
auto anticorpi. Così pure in parte agisce la ciclosporina,
bloccando il sistema immunitario.
L'eritropoietina, invece, stimola il midollo osseo a produrre
più globuli rossi, come fanno anche gli ormoni androgeni
e i precursori delle vitamina D3.
La rimozione della milza spesso migliora anche il grado di anemia
e di piastrinopenia, perché viene ridotta la distruzione
di queste cellule.
Terapia cito-riduttiva
Per ridurre le dimensioni della milza o i valori pericolosamente
elevati di globuli bianchi o piastrine sono utili farmaci citotossici
o chemioterapici come l'idrossiurea e il busulfano. Questi farmaci
vengono somministrati per bocca e hanno pochi effetti collaterali
ma vanno dosati con accortezza perché possono avere un'azione
eccessiva.
Terapie tossiche o inefficaci
Tra le terapie che non si sono dimostrate utili c'è l'interferone.
Splenectomia
La splenectomia è una terapia organo-riduttiva, ovvero
l'intervento di rimozione della milza che viene effettuato quando
si verifica:
- Dolore intrattabile alla milza per infarto splenico o dimensioni
eccessive
- Anemia da sequestro nella milza dei globuli rossi o da diluizione
con il sangue splenico
- Piastrinopenia da ipersplenismo
- Ipertensione portale
La mortalità perioperatoria in Italia si aggira intorno
al 8-9%. Dopo l'intervento si verificano frequentemente nel
30% dei casi eventi quali la trombosi della vena porta, infezioni,
emorragie. A distanza di alcuni mesi dall'intervento possono
insorgere infezioni, ma se le vaccinazioni consigliate vengono
fatte prima dell'intervento il rischio di infezioni è
solo di poco aumentato. La citopenia migliora di circa il 50%
nei mesi successivi all'intervento ma con il tempo i pazienti
cui è stata rimossa una milza hanno un aumentato rischio
di trasformazione leucemica. Dopo la rimozione della milza,
inoltre il fegato aumenta ulteriormente le sue dimensioni. L'aumento
di volume del fegato e del numero delle piastrine può
essere controllato usando la 2-clorodeossiadenosina o l'anagrelide.
Radioterapia
Organoriduttiva è anche la radioterapia sulla milza,
che ne causa una riduzione di volume, ma può essere rischiosa
perché durante la terapia diminuisce il numero delle
cellule circolanti anche in modo marcato. Pertanto viene riservata
a quei pazienti che non possono andare incontro a splenectomia.
La radioterapia viene adottata anche per ridurre aree di metaplasia
extra midollare extra-spleniche come le regioni paravertebrali
o il polmone.
Talidomide
La talidomide è un farmaco inizialmente utilizzato come
sonnifero ma embriotossico e associato ai casi di focomelia
in Germania. Negli ultimi anni è stata scoperta una sua
azione sulla formazione dei vasi sanguigni nei tessuti coinvolti
da infiammazioni croniche come la lebbra oppure da neoplasie.
La talidomide, inoltre, ha un'azione di depressione del sistema
immunitario e per questo viene utilizzata con successo nella
rigetto cronico al trapianto di midollo osseo. Recenti studi
condotti nella mielofibrosi su circa 20 pazienti in Italia e
10 negli Stati Uniti hanno evidenziato la sua possibile efficacia
sulla piastrinopenia e sulla splenomegalia, talora anche sull'anemia.
Tuttavia, la talidomide potrebbe anche favorire la trasformazione
blastica e può essere neurotossica. Sono in corso due
sperimentazioni cliniche con talidomide per pazienti con mielofibrosi
in Italia e negli USA, la prima organizzata dal Centro Coordinatore
RIMM.
Trapianti
Il trapianto allogenico di cellule staminali è talora
utilizzato nei pazienti giovani con donatore compatibile. Le
risposte alla terapia sono state buone ma permane un alto rischio
di mortalità connessa con il trapianto stesso. Il trapianto
attecchisce nel 90% dei pazienti e la remissione ematologica
completa viene raggiunta nel 70% dei pazienti (normalizzazione
dell'emocromo) con scomparsa della fibrosi nel 40%, ma i pazienti
finora selezionati avevano una buona prognosi indipendentemente
dal trapianto.
Il trapianto autologo di cellule staminali ha lo scopo di supportare
una chemioterapia in grado di ridurre la massa tumorale ovvero
le figlie della cellula staminale mutata. Finora 12 pazienti
negli US sono stati sottoposti alla procedura con buoni risultati,
ma studi sono ancora in corso per definire quali pazienti possono
beneficiarne.
Medicina alternativa
Sicuramente l'effetto di benessere e sicurezza che si prova
utilizzando erbe e esercizi spirituali ha un impatto benefico
sullo stato fisico e mentale delle persone, detto effetto placebo.
Tuttavia nessun miracolo e nemmeno un minimo miglioramento della
malattia può essere atteso da cure di tipo alternativo.